Gibson Les Paul Standard 1976 – Sulla via delle “Reissue” – Part Two

7 feb 2012 | Autore: | | Categoria: Articoli recenti, Strumenti storici, Vintage | Letture: 513

Dopo aver parlato nel precedente articolo della prima reintroduzione non ufficiale del modello Standard tra le Les Paul, arriva il momento di parlare invece del primo modello ufficialmente introdotto nel catalogo Gibson con questo nome.

Corre l’anno 1976 e la Norlin ha da poco ufficializzato la sua nascita. Risale infatti al 1974 l’ufficializzazione del sodalizio tra C.M.I. ed E.C.L., le due società cioè che detenevano distribuzione e amministrazione della Gibson.  Ora tutto passa in mano alla Norlin e dal 74 in poi tante cose cambieranno.

 

Il nuovo stabilimento di Nashville

La cosa più importante è senz’altro la nascita del nuovissimo stabilimento produttivo di Nashville, che va ad affiancare quello di Kalamazoo per la produzione di chitarre finite. Inizialmente a Nashville vengono prodotte chitarre acustiche ma in breve tempo si cambia produzione e i nuovi macchinari vengono utilizzati con successo per la produzione di solid body.

Nashville rappresenta infatti uno dei primissimi stabilimenti dotati di macchinari “pesanti” per la produzione di strumenti musicali il che porta la Gibson ad entrare in una fase di produzione in serie più “industriale” e meno flessibile ed artigianale.

Rimane Kalamazoo con i suoi vecchi metodi ma ciò non basta ad impedire che molti amanti del marchio storcano il naso, specie se si considera che da subito l’impressione è quella che il vecchio stabilimento possa essere lasciato da parte e destinato ad una sorta di satellite di Nashville.

Inizia da qui un dualismo tra i due stabilimenti che cercheranno negli anni di contendersi il primato qualitativo e che durerà fino alla chiusura di Kalamazoo nel 1984.

Nel  1976 la Gibson reintroduce  una serie di modelli non più in produzione (ad esempio la Explorer e la Firebird) tra i quali fa sicuramente bella mostra di sé la Les Paul Standard.

Ebbene vediamolo questo modello,  analizziamo quali sono le caratteristiche e quali sono i grandi cambiamenti che verranno apportati da ora in poi su tutte le Les Paul.

 

Les Paul Standard 1976

La chitarra che ho avuto in collezione è un tobacco sunburst prodotto a Nashville nel 1976, in condizioni perfette e totalmente originale tranne che per il capotasto in ottone probabilmente messo dopo.

Se confrontato esteticamente con la precedente del 1973 si nota subito che il colore della 76 è più scuro nella parte marrone e ricorda molto più da vicino le tobacco sunburst recenti.  La verniciatura è assolutamente perfetta ma lo strato di trasparente sembra più carico e lucido nella 76.

Una occhiata più attenta e si notano immediatamente tutti i particolari che la distinguono dalle produzioni precedenti, alcuni dei quali sono assolutamente importanti.

 

 

In primo luogo viene cambiato il sistema costruttivo e i materiali utilizzati per il manico; questa 1976 ha,  invece del precedente manico in mogano, il manico in acero composto da tre pezzi con “volute” più accentuata alla base del retro della paletta e innesto nel corpo di tipo corto (short tenon).

Ora il tacco del manico non arriva più allo scasso del pick up ma si ferma quasi un centimetro prima (per maggior chiarezza si può leggere l’articolo sulle Les Paul Deluxe). Ciò evidentemente rappresenta un cambiamento importantissimo del sistema produttivo che inciderà in maniera indelebile sul suono e sulle caratteristiche delle future Les Paul. Questo sistema (ma con manico in mogano in un solo pezzo) è adottato tutt’ora nella produzione di serie.

Il corpo è un pancake in mogano ancora piuttosto leggero (la chitarra pesa 4,4kg) e il top è composto da 3 pezzi di acero plain  finalmente ben assemblati e selezionati tanto che è più difficile vedere immediatamente i punti di contatto. 

Il seriale è riportato su una decal applicata sul retro paletta su cui sono indicati il nome del modello, la scritta "Made in USA" e il numero di serie di 6 cifre preceduto da 00 che sta ad indicare l’anno 1976.

In precedenza sia il seriale che la scritta erano invece incisi sul retro paletta. Questo sistema a decal avrà vita breve e, dopo essere stato introdotto nel 1975 con i primi due numeri identificativi dell’anno che erano 99, verrà sostituito nel 77 (numeri identificativi 06) con un seriale a 8 cifre che è quello che oggi tutti noi conosciamo e che è ancora in uso.

L’hardware cromato è composto dal nuovissimo ponte denominato Nashville, più robusto ed efficace del precedente ABR1, dallo stop bar non più in alluminio ma in lega più pesante (per la verità questo esisteva anche prima del 76) e da meccaniche Kluson marchiate Gibson Deluxe.  Il copri truss rod porta la scritta Standard in corsivo e le manopole sono delle Reflector gold.

L’elettronica è anch’essa cambiata (e di molto) rispetto al periodo precedente: i pick up sono sempre dei T-top ma sono diversi dai precedenti Sticker sia esteticamente che come sonorità. Sulla basetta da ora in poi si leggerà il Patent Number inciso e non più su adesivo,  mentre dal punto di vista sonoro  la maggior potenza rispetto ai precedenti (sia pure non rilevantissima) incide in particolare sulla “presenza” delle frequenze medio alte.

Questi pick up sono più “frizzanti” dei precedenti e si possono definire più moderni come colorazione generale. Perdono infatti un po’ di quel “marcio vintage” sulle medie e acquisiscono un carattere più brillante e spinto. I potenziometri da 300k e i condensatori ceramici a lenticchia sono montati su una basetta metallica ed isolati da una calotta sempre metallica posta all’interno del vano.

 

 

A questo punto, se si è letto l’articolo precedente, risulta chiaro quanti e quali sono i cambiamenti introdotti nelle Les Paul tra il 75 e il 76. Questi cambiamenti incidono pesantemente sul suono dei nuovi modelli e contraddistingueranno le produzioni di tutte le Les Paul dal 76 fino all’81 con la sola modifica apportata nel 1977 del corpo in un solo pezzo di mogano.

 

Come suona?

Venendo allo specifico, il suono di questa Les Paul Standard è molto diverso dal precedente modello Custom Order e molto diverso anche dai successivi modelli prodotti dopo il 1981.

E’ una chitarra che fa della brillantezza e dell’attacco incisivo le sue caratteristiche principali. Il suono è chiaro e presente, ottimo con il pick up al manico che ha una armonia veramente bellissima e una nitidezza invidiabile. Un po’ meno con il pick up al ponte dove, a mio parere, si  sente un po’ la mancanza di medie “colorate di vecchio”, tanto da farlo risultare un po’ troppo “sottile” anche se assolutamente non acido. In posizione centrale il suono è decisamente bello, aperto e chiaro oltre che gestibilissimo con un uso adeguato dei potenziometri.

Le estreme sono evidenti e rotonde e danno un suono aperto e dinamico. L'acero del manico credo incida un po’ in questo: che la renda meno cicciotta ma più schioccante a livello di attacco e influisca enormemente anche sul sustain se messo insieme al sistema di innesto del manico. Non che la chitarra non abbia sustain ma questo viene a mancare sulle medio basse e la rende quindi meno “Les Paul” della precedente Standard del 1973.

In definitiva si tratta di una Les Paul che ha un suono tutto suo, per certi versi (attacco, brillantezza e apertura) molto bello, per altri mancante di un po’ di “sostanza” .

 

 

Il confronto diretto con la R9 Historic Custom Shop che, come ho già detto nell’articolo precedente, utilizzerò sempre come termine di paragone facilmente individuabile da tutti, mette un po’ in risalto la mancanza di definizione sulle medio- basse della 1976. Con il pick up al manico la 76 risulta per certi versi preferibile, con quello al ponte perde decisamente la sfida risultando a tratti “scampanellante” e dispersiva.

E’ comunque una chitarra godibilissima ed estremamente reattiva al tocco quindi sempre divertente da suonare oltre che molto interessante dal punto di vista collezionistico. Ne sono state prodotte pochissime il primo anno e risultano piuttosto appetibili dal punto di vista storico.

Il prossimo passo porterà al primissimo vero tentativo da parte di Gibson di produrre una riedizione con caratteristiche simili alle 59 e ci farà proseguire la lunga via della reissue.

Stick around!

Gibson Les Paul Standard 1973 – Sulla via delle "Reissue" – Part One

Gigi
cilloz

cilloz Gigi Calloni ha scritto 6 articoli.
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1 Commento a “Gibson Les Paul Standard 1976 – Sulla via delle “Reissue” – Part Two”

  1. MauroTheWall MauroTheWall scrive:

    Bell'articolo Gigi, rileggerlo è sempre un piacere.

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