Mad Professor Deep Blue Delay: handwired contro PCB

14 feb 2012 | Autore: | | Categoria: Articoli recenti, Effetti, Effetti a pedale | Letture: 1.233

Sebbene produca amplificatori valvolari meritevoli di attenzione, la finlandese Mad Professor  è più nota al pubblico del web per i suoi pedali: robusti, accurati, cablati a mano e – aimè – con prezzi allineati al costo della vita dei Paesi Scandinavi.

Tra quegli effetti, spicca il classico echo Deep Blue Delay, la cui diffusione in Italia parrebbe essere dovuta più al passaparola tra musicisti che non ai discorsi da forum o alla pubblicità.

Evidentemente, solo il consiglio di una persona fidata e nient'affatto virtuale poteva  indurre a superare le forche caudine di uno street price fino a poco tempo  fa oscillante tra i 245 ed i 300 Euro, per una stompbox volutamente essenziale. Ma anche ai Professori Pazzi tocca fare i conti con la realtà. Ed ecco la recente, più abbordabile linea CB Factory di pedali a circuito stampato, a cui ha fatto seguito una riduzione del prezzo del Deep Blue cablato a mano, attualmente offerto a 269 euro.

Poichè l'equivalente modello  in pcb costa circa 210 Euro,  viene da pensare che le due linee ( la CB Factory e l'HW) siano  destinate a scornarsi tra loro, in una lotta mortale per la sopravvivenza. Prima che ciò avvenga e che uno dei due contendenti ci lasci le penne, uscendo eventualmente di produzione, proponiamo un confronto tra il "vecchio" eco handwired favorito da Matt Schofield ed il nuovo, omonimo Deep Blue Delay, per l'appunto in versione CB.

 

Missione, denotati e connotati del Mad Professor

Il Deep Blue Delay nasce con l'intenzione dichiarata di riproporre la naturalezza ed il carattere dei vecchi echi a nastro o quantomeno di mitigare in modo significativo la sterilità e la freddezza dei moderni delay, a partire da quelli digitali. Come lo fa? Guarda caso, usando proprio un chip digitale, anche se il segnale diretto della chitarra rimane analogico: non è una novità, ma bisogna riconoscere che la Mad Professor è stata tra le prime a percorrere questa via nel settore dei pedali boutique compatti.

Le informazioni fornite dalla ditta e facilmente reperibili sui copia-incolla dei negozi online precisano che il risultato auspicato è stato perseguito anche ricorrendo ad altri accorgimenti, quali la rinuncia ad ogni circuito di riduzione del rumore, la risposta in frequenza vicina a quella degli echi vintage e una particolare cura delle prime riflessioni, i cui cicli temporali ed il cui decadimento renderebbero inoltre superflua o non determinante la moderna funzione tap tempo, considerando le applicazioni previste.

Non c'è il bonus della modulazione, offerto da altri pedali consimili per tentare di replicare in modo più o meno convincente le fluttuazioni dei vecchi echi a nastro, cioè quei difetti che hanno finito con il diventare parte del loro sound. Al progettista interessavano di più altre cose: ad esempio, accorciare il percorso del segnale per una migliore purezza sonora e la rinuncia a qualsivoglia filtro sul dry, visto che la qualità è qualità. E contro quest'ultimo enunciato, non c'è argomentazione vintage che tenga.

Prestazioni e funzioni
Con tempi di ritardo compresi tra i 25 ed i 450 millisecondi, le prestazioni del Deep Blue eccedono quelle di certe rispettabili ed amate anticaglie. Ma siamo pur sempre lì, nel campo dell'effetto eco propriamente detto e non dei moderni delay con le loro molteplici possibilità.

La presenza dei soli controlli canonici di Livello, Ritardo e Decadimento è coerente con l'impostazione No Frills / User Friendly del pedale: una ragione in più per apprezzarne le dimensioni di soli cm 6, 9 x 11,1 x 5 e la possibilità di alimentare anche a batteria interna questa stompbox dotata di interruttore True Bypass.

Beware The Net
Date le misure equivalenti o quasi, il colore non troppo dissimile (le foto sul web possono ingannare) e l'assenza di una qualsivoglia scritta che distingua senza ombra di dubbio l'HW dal CB, potrebbe capitare di essere tratti in inganno dagli annunci ambigui di qualche venditore online disinvolto. Stando così le cose, sono costretto a propinarvi una più o meno ortodossa tiritera descrittiva.

Il Deep Blue Delay senior, realizzato al 100% in Finlandia, è di un colore blu scuro più uniforme, pesa 4 etti ed è racchiuso in una robusta scatola metallica Elfa di acciaio svedese il cui coperchio potrebbe essere un'arma da lancio letale, nella mani di una consorte innervosita per l'acquisto del vostro ennesimo pedale.

I jack sono Switchcraft. Un'occhiata all'interno rivela altri componenti di qualità (potenziometri Alpha 6N4, condensatori Wima) e cavi di sezione adeguata. Che l'insieme sia affidabile mi sentirei di confermarlo, visto che il pedale non ha battuto ciglio dopo un deciso volo di qualche metro, con atterraggio a rimbalzo. Nemmeno un graffio.

La versione CB a circuito stampato pesa solo 280 grammi, è di un azzurro più chiaro e screziato (applicato con il metodo Powder Coat) ed uniformemente rivestito da quello che dovrebbe essere uno strato trasparente di vernice epossidica. Le viti della piastra del fondo sono più piccole, così come la ferraglia dei Jack. La presa per l'alimentatore è leggermente incassata in una finestrella a quadrilatero: già questo dovrebbe bastare ad evitare equivoci.  La scatola metallica è di una più comune ancorchè rispettabile lega di zinco-alluminio, alla Hammond.

Aprendo il pedale, si vedono le saldature dei circuiti stampati realizzati in qualche altra parte del mondo ma…"Non in Cina". Come confermato dal produttore, potenziometri e switch (avvitati alla scatola e fissati direttamente sulla pc board) sono targati Alpha. Gli IC, cuore dell'effetto, sono gli stessi del fratello maggiore. I condensatori ceramici, elettrolitici e in polipropilene provengono da diverse ditte e su di essi non sono stati realizzati particolari risparmi o compromessi. Le finiture sono buone e l'aspetto, specie da vicino, convincente.

 

 

Due note sulla prova

Conoscevamo già il Deep Blue senior per averlo ascoltato anche on stage e provato con diversi strumenti ed amplificatori. Di conseguenza, per questo test comparato mi sono limitato ad impiegare la Strat anni 70, l'ampli Torres ed una manciata di booster / overdrive / distorsori (3 Deep Professor, un Turbo Rat e l'Award Session JD 10 MK II), questi ultimi per saggiare la nota attitudine del pedale a suonare bene con i timbri più saturi.

Anticipo che l'affermazione è pienamente confermata ma su questo consentitemi di non soffermarmi oltre, perchè il Deep Blue è un echo/delay che merita di essere apprezzato in sè e per sè, senza essere distratti o eccitati dalle lusinghe di altre pedalanze. Idem riguardo all'autoscillazione "on demand", altro effetto collaterale caro agli utilizzatori dei suoi corrispettivi analogici: c'è ed è assolutamente convincente, ma io non vado in brodo di giuggiole per questo genere di cose.

Memories
Ricordavo il Deep Blue handwired come un ottimo effetto, non invadente ma vitale, neppure vagamente scatolare o metallico (come può essere l'analogico), caldo e trasparente, fine senza essere effeminato. Un tipo perfettamente a suo agio sia nel ruolo dell'utensile Play And Forget It ( = suonalo senza pensieri) sia come pedale per i buongustai in cerca di costante gratificazione dei sensi. Con queste e con altre più specifiche percezioni fissate nella memoria acustica, mi sono accostato al fratello minore per iniziare la prova vera e propria.

Il Deep Blue Delay CB series
Il primo impatto con il Deep Blu junior è stato positivo: timbro meno asettico di tanti altri delay, caldo quanto basta ma intelleggibile, con riflessioni che scuriscono in modo impercettibile e graduale, più per una questione di psico-acustica legata alla gradevolezza complessiva dell'effetto che per un degrado indotto artificialmente. Se c'è, è ai minimi termini ma va bene così. L'interazione tra i controlli ed un minimo di tweaking fine (sempre necessario con qualsiasi delay o effetto d'ambiente, anche se il Mad è alquanto forgiving) consentono di ottenere una buona tridimensionalità con le regolazioni più diverse.

 

 

Le ripetizioni mantengono una punta di rotondità che le rende gradevoli. Il loro decadimento risulta naturale all'orecchio. Per quanto si zappi e si suoni in modo frenetico e confuso, l'effetto non aggiunge confusione alla confusione, non impasta; fuori dai denti, non fa casino. Azzerando i controlli del Mad, il timbro è difficilmente distinguibile da quello del pedale in bypass. Appurato questo, il CB è stato messo a riposo, affinchè queste sensazioni potessero decantare e poi sedimentarsi.

Largo ai vecchi
Ad un giorno esatto di distanza, è toccato al Deep Blue handwired, che ben ricordavo. Stavolta però – reduce dalla prova di cui sopra – esso mi è parso inizialmente autorevole e musicale ma meno bilanciato del solito, come avesse dei vuoti nel suo ordito, oltre a risultare più scuro sui bassi. In realtà, si trattava solo di una maggiore definizione e corposità.

Difatti, tornando al CB, quest'ultimo si è subito rivelato appena più esile e meno trasparente, pur mantenendo un'ottima risposta al tocco ed esibendo una maggiore brillantezza tonale, che le mie orecchie trovano più avvertibile sui medio-alti. Onde evitare di arrivare a conclusioni affrettate, ho lasciato decantare il tutto per un altro giorno; dopodichè ho ricominciato a suonare alternativamente con l'uno e con l'altro pedale, per poi arrivare ad una conclusione.

 

 

Pondering
Il Deep Blue Handwired è di un'altra cilindrata. Il suo suono più solido e netto non ne inficia minimanente la rotondità e ariosità, che in effetti è più appropriato definire naturalezza. Se qualcosa viene aggiunto in termini di colore, potete star certi che il risultato sarà appagante con qualsiasi genere musicale. Certi delay risultano nitidi "togliendo" qualcosa; altri esibiscono una maggiore pienezza mediante uno scurimento del segnale o gonfiando certe frequenze.

Qui sembra che si sia trovato un punto di equilibrio ideale. La chitarra respira meglio con questo handwired, un oggetto che va suonato e non solo ascoltato, perchè ha un feel che si apprezza sotto le dita, quasi come fosse un'estensione del vostro strumento, che finalmente siete liberi di suonare e regolare come più vi piace, senza bisogno di adattarvi in qualche modo al pedale che state usando per poterci convivere.

In questo senso, la già buona Demo di The Tone Shack non può nè potrebbe rendere del tutto l'idea. Anche sotto l'aspetto prettamente timbrico potete aspettarvi qualche nuance in più, intuibili solo se confrontate il filmato con quello di altri delay (in clip realizzate dal medesimo shop) : sono quelle che mi hanno indotto a fare di questo pedale il mio termine di paragone attuale.

 

 

E dunque, per la versione a circuito stampato è una battaglia persa? Non direi.  Il Deep Blu CB convince se lo si confronta con la media dei delay in circolazione. Non è freddo e striminzito come taluni ritengono essere i precisi e professionali TC Electronics da pavimento. Non è relativamente attufato o perso nel mix come altri rimproverano al Carbon Copy.

Ma lasciando stare questo tipo di paragone e tornando a fare mente locale, va ricordato che le egregie caratteristiche delle ripetizioni (cioè l'effetto vero e proprio) sono le stesse del modello più costoso, per cui l'assuefazione alla "timbrica" diversa – che in questo contesto passa facilmente in secondo piano – è rapida. Pochi minuti e ci si trova di nuovo a suonare ed a smanettare senza paturnie, scordandosi del test.

Qui sta il discrimine con altri pedali. Ed anche se esso non fosse colto subito dai meno esperti o esigenti, quel suo mix calibrato di lucentezza timbrica e calore potrebbe essere gradito a molti giovani, che poi impareranno pian piano ad apprezzarne le vere qualità. Certo: se si fissa l'attenzione sulla trasparenza, il discorso cambia. E qualcuno storcerà il naso. Ma cambia anche il prezzo. Mi pare che ci troviamo grossomodo nella stessa situazione verificatasi a suo tempo con i due riverberi della Fuchs. Stiamo parlando di sfumature. Quanto sono importanti? Ognuno deve deciderlo da sè.

 

 

Ultime considerazioni

Il Deep Blue cablato a mano è un effetto che elimina una volta per tutte la querelle digitale/analogico, ha una classe indiscutibile e consente addirittura di risparmiare qualcosa, rispetto a certi delay a transistor più ingombranti e che si fanno pagare profumatamente qualche comodità accessoria, alla quale si può rinunciare facilmente. In cambio della sua musicalità, molti potrebbero essere disposti a rinunciare anche a qualche decina di millisecondi di ritardo in più, che fino ad un minuto prima gli sembravano indispensabili. Posso dire che lo preferisco?

Il più economico Deep Blue CB se ne sta sul crinale e, ne sono quasi certo, nella percezione dei possibili utenti più meditabondi o sensibili guarda verso due opposte valli: quella di una grana timbrica dal retrogusto digitale e quella del calore analogico o di una certa naturalezza che riesce sempre a fare capolino sullo sfondo. C'è chi ne noterà di più un aspetto e chi l'altro ma, alla prova sul campo, entrambi si ritroveranno a loro agio, suonandoci.

Si può optare per il modello Senior ma ci si può anche "accontentare" di questo o addirittura preferirlo, se la scelta è oculata. Per chi non se la intende molto con i delay, affermo che in un certo senso il CB è un pedale educativo: può darsi che finiate col volere di meglio ma indietro non tornerete. Non per un pulsante in più né per le suggestioni di qualche marchio evocativo, dall'ennesima trovata mirabolante ma che alla fine lascia le cose come stanno.

Promossi entrambi, senza fare troppo rumore (nemmeno quello di fondo).

Mad Professor Website: QUA

camp

 

Camp Giuseppe Campelli ha scritto 8 articoli.
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15 Commenti a “Mad Professor Deep Blue Delay: handwired contro PCB”

  1. fulmont fulmont scrive:

    Ineccepibile come al solito.
    Stile di scrittura, competenza, rigorosita', umorismo.
    Nel campo delle recensioni i tuoi articoli svettano in assoluto nella hit dei miei preferiti.
    Unico neo … l'attacco immancabile di GAS che segue la lettura.
    Fortuna che questa volta ho gia' l'antidoto, un bellissimo MXR Carbon Copy che, per quanto lo uso, non necessita di sostituzioni.
    Ciao

    • Camp Camp scrive:

      Ciao, Fulmont.
      Non so se sono competente o quanto lo sia . Cerco di essere rigoroso. 

      Credo altresì che ognuno di noi abbia qualche riferimento in testa, spesso frutto di ricordi legati anche ad un fattore emozionale, ossia ad un suono che in parte si è sentito e sperimentato e che in parte è nella nostra testa o legato ad una circostanza “live” particolarmenre fortunata, irripetibile; e a qualche incisione per noi memorabile anche sotto quell'aspetto. 

       Ebbene: accanto al raziocinio, alle prove comparative e a quant' altro può essere oggettivo, in fondo anche quei suoni ideali che abbiamo sottopelle aiutano. Aiutano a non accontentarsi, a ricordare che i termini di paragone deve essere alti, anche per  sventare sempre possibili inganni ai quali le orecchie sono a volte soggette. Le orecchie possono essere ingannate; le emozioni molto meno.

      Va da sè che cerco di non utilizzare queste farneticazioni come "strumento" per recensire  un pedale: le tengo per me, per i miei acquisti;  e in genere sono decisive quando mi decido finalmente a comperare qualcosa. Cosa che accade di rado.
      Ecco vedi? Vado sempre a cadere lì, sulla sobrietà e sull'acquisto oculato: decisamente non farei carriera come recensore promoter.
       

      Grazie, come sempre.
      Camp
      … e siccome bisogna sempre ricambiare le gentilezze, il link sulla prova comparata dei delay tentatori l'ho postato in un altro commento:) anche perchè lo so che non ci caschi.
      Lasciami  almeno "postare" questo, ma solo per completezza.

      http://www.youtube.com/watch?v=FGMfHFr7E5s 

  2. Mr. Prof. Camp you're very OK!
    Bell'articolo davvero, anche per chi come me imbraccia 99% solo l'acustica (ma i migliori pedalini me li sono tenuti !).
    Al

    • Camp Camp scrive:

      >>> "Mr. Prof. Camp you're very OK! Bell'articolo davvero, anche per chi come me imbraccia 99% solo l'acustica (ma i migliori pedalini me li sono tenuti !) Al" <<<
       
      Vostra Eccellenza Acustica e Tecnologica AL, la ringrazio moltissimo e spero che il Suo apprezzamento sia un buon viatico per concludere questo Venerdì 17 senza troppi danni (per ora ci ho rimesso solo un copri-disco della Golf e un po' di vernice del parafango ma tanto l'incidente lo avevo avuto ieri).
      Io non ho molti pedalini perchè tendevo a venderne l'uno per comperare l'altro. Forse ho fatto male.
      Ciao, Alberto.
       
      camp
       
      p.s.  colgo l'occasione per dire che, sotto traccia, seguo i tuoi articoli sulla registrazione della chitarra acustica con interesse e (yes) personale soddisfazione, perchè  sono sicuro che, alla fine, ne uscirà qualcosa di completo che viene a colmare un vuoto: quello degli Speciali e degli articoli di approfondimento  (anche a puntate) che una volta si leggevano sulle riviste specializzate (di Musica e di Hi Fi) e che ora è sempre più difficile trovare, per lo meno quelli fatti con cognizione; e non solo cognizione di causa alias necessaria competenza tecnica. Proprio cognizione:-) Merce da sempre rara. E nei tuoi articoli (anzi educational o Corsi) c'è.
       

      • Scambio di complimenti…sempre una bella cosa, visto ch'è sincera!
        Finora questo venerdì 17 è andato, ma non so se stasera si fotterà l'HD del pc…..
        Tra i miei pedali che NON venderò, c'è il grande Boss CE3, quel grande chorus analogico che poi ha caratterizzato sempre la serie Roland dei Jazz Chorus ampli.
        Pensa che lo usavo in send-return con 2 Fender a Valvole in stereo, una figata dal "liquid sound" che era insieme chorus/vibrato/stereo expander, visto che l'effetto stereo di questo coso è sempre stato superiore a tantissimi effetti digitali che mi sono passati tra le mani! Abbinato col Flanger, dava davvero l'effetto Police o anche Pink Floyd (+ Modulation delay ndr. Run Like Hell).
        Per non parlare del multitraccia Fostex analogico, a cui appunto collegavo in mandata il CE3 per le chitarre usate nelle basi che realizzavo.
        Tienti pronto con le prossime puntate: sto finendo il montaggio delle configurazioni microfoniche X-Y e AB: ne sentiremo delle belle  :-)

        • Camp Camp scrive:

          ""…sempre una bella cosa, visto ch'è sincera!"
           
          Infatti. E devo dire che ho davvero preso la palla al balzo per riferirti quello che penso, anzichè pubblicare direttamente commenti che forse avrebbero fatto confusione, magari per l’impazienza, se ben mi conosco:-)
           
          Mi tengo pronto sì. E spero che , quando sarà opportuno, magari ci fornirai chiarimenti  e avvertenze su certe piccoli e grandi errori o inconvenienti rispetto  ai quali probabilmente molti sono "scafati" ma con cui, nel nostro (mio) piccolo si sbatteva la faccia, quale ad esempio la subdola cancellazione di fase.
           
           
          Tornando agli EFX: usare un chorus in stereo con due ampli ….. pare anche a me che sia  quello che si dovrebbe fare, quando possibile e se non si è microfonati. Effetti che per vocazione sono ariosi e spaziali (anche se di modulazione piuttosto che d’ambiente) hanno bisogno di aria e di spazio. Altrimenti, son solo ripieghi o, in fondo, poco più di un "colore", credo.
           
          Tra gli effetti venduti, c'era uno Small Clone originale, acquistato tardivamente e in pratica n.o.s. Era caldo e "naturale"  , ma in fondo non mi serviva e tutto sommato mi pareva un po' un giocattolo.
           
          Il Boss mi sembrava più moderno, diciamo così. Ma di fatto è anche  un classico e pure io quando penso ad un chorus penso “Boss”.
           
          Riguardo agli echo/delay:  sono più quelli che mi sono lasciato sfuggire che quelli comprati, a partire dai Binson (echorec, Baby e soprattutto Export). In certi anni si potevano acquistare a prezzi ragionevoli. Avrei anche una tentazione residua con un delay a nastro , a parte il fatto che Lauro mi disapprova (con buone ragioni) :-)
           
          Ad esempio, il fratello minore – forse da indagare quanto a rispetto del segnale dry- di quello che si vede in questa prova comparata. Il test in sé non dice molto (e a me non piace quel suono di chitarra) ma qualche modello è interessante ( e tutti ben noti) :
           
           
          http://www.youtube.com/watch?v=tvN2Kk9ZULo  
           
          (ci sarebbe stato bene anche un Moogerfooger)
           
          Ciao.
           
          camp
           
           
           

          • Ciao Camp. Giusto 7 giorni fa pensavo di averti risposto e invece….
            bello il link su Youtube, anche se secondo me i parametri non sono settati allo stesso modo (il mix e il feedback ripetizioni….ma io forse sono troppo pignolo).
            Al

            • Camp Camp scrive:

              "Giusto 7 giorni fa pensavo di averti risposto e invece…."
               
              Ma figurati, Alberto : ci mancherebbe pure che ti sentissi in dovere di rispondere ad ogni mia replica.
               
              E' probabile che tu abbia ragione circa i setaggi diferenti  e credo tu faccia bene ad esser pignolo ( detto in altro modo: mi sa che è difficlle fartela ) , specie quando le prove hanno o sembrano avere l'intento di essere le più oggettive possibili, anche se (ma questo credo che valga  per altri tipi di effetti) in fondo trovo ugualmente utili quei test (purchè non ruffiani) nei quali i settaggi sono tarati con quelle lievi differenze atte a valorizzare meglio gli strumenti ai quali i suddetti efx vengono di volta in volta abbinati.
               
              In questo caso,  più che badare ai settaggi  ero più che altro interessato a cogliere eventuali differenze tra il Vocu "maggiore" a nastro da una parte (ma quello che si vede nel filmato è la sua versione marchiata Hiwatt)  e tutti gli altri delay.
               
              Il piccolino che per qualche tempo avevo cercato era questo: 
              http://www.roflsaurus.com/users/public/x28194vocu%201600f146.jpg

               
              Ciao!
               
              camp

              • dimenticavo: il nastro mi piace un casino (magari soffia un attimo, ma kissenefrega???)
                pensa che un mio amico pittore di Venezia (che per hobby suona e possiede la storia dei sinth dagli anni 60 in poi…) oltre a Revox, Tascam a bobinoni, possiede un eco a nastro Roland: una sera (notte) ci siamo persi a smanettare e, collegato ad un Lexicon, era stupefacente…altro che le farfalle di Belen :>

                • Camp Camp scrive:

                  :-) Io il Revox non me lo potevo permettere , da giovane, ma lo guatavo già alle Magistrali, dove  un prof fissato con EL&P lo usava per farci ascoltare musica classica. Credo fosse un due tracce.

                  Un Roland a nastro lo ha anche il mio amico noleggiatore, assieme agli Echorec a disco ed a vari altri echi italiani d'epoca. Ogni tanto se ne riascolta uno, quando gli capita di fare manutenzione.
                  Pare che fossero interessanti anche gli echi built in dei mixeroni Lombardi che avevamo usato spesso, nei gruppi da ballo, nel senso che a sventrarne qualcuno – quasi invendibili-  per tirarne fuori il delay (sebbene io ricordi soprattutto  dei settings che sapevano più di riverbero), sarebbe un buon sistema per rimediare un echo gratis; ma chiaramente sarebbe un progetto demenziale:-)
                   
                   
                  camp

  3. sdan sdan scrive:

    Ottimo lavoro Camp, leggerti è sempre una goduria !

    • Camp Camp scrive:

      >>> "Ottimo lavoro Camp, leggerti è sempre una goduria !"

      Grazie, Sdan.  Immagino ci voglia anche una certa dose di pazienza, da parte del lettore, per sorbirsi  simili polpettoni:-)  D'altra parte,le vie del godimento sono infinite ( e il confronto tra questi due  pedali, devo dire, ancora attuale e spero utile)  .

      Grazie ancora, Ciao.  camp

      • Lauro AlecB Lauro AlecB scrive:

        >>> ( e il confronto tra questi due  pedali, devo dire, ancora attuale e spero utile)  .

        Oh, si.

        Tanto che si stava pensando di cambiare logo da Mad Professor a Camp Professor.

        "Maestro" è troppo riduttivo. Ti darei la laurea "honoris causa" come miglior recensore pedalometrico…

        Ciao.

        • winstonOboogie winstonOboogie scrive:

          Allora ancor meglio sarebbe stato "Mad teacher" o "Mad Camp"!

          Con affetto, naturalmente…

          Davide

        • Camp Camp scrive:

          >>> "Oh, si. Tanto che si stava pensando di cambiare logo da Mad Professor a Camp Professor.
          "Maestro" è troppo riduttivo. Ti darei la laurea "honoris causa" come miglior recensore pedalometrico…
          Ciao. "

          … E poi ci si mette anche Davide, sia pure con affetto:-) Ma che volete fare? Mandarmi un loop e multarmi per Off Topic ?
           
          La verità è che io, ogni volta che mi pongo un obiettivo ( La laurea in Arte Seduttoria, il diploma in tecnica chitarristica Fingercropping e consimili iniziative interessanti) mi ritrovo sedutastante gratificato con un "Pedala", per cui uno si arrangi come può.
          Passatemi la risposta assai poco professionale ma  -vi venga un colpo se mento- è giusto per alleggerire un attimo la digestione, dopo un articolo obiettivamente affaticante, per chi sul web legge di sfuggita, orologio e costi di connessione alla mano.

          Per il resto, ovvero tornando in argomento, ribadisco che, anche a distanza di tempo, il Deep Blue HW resta per me un utilissimo termine di paragone ed è tra quelli che a mio avviso dovrebbero essere messi nella lista dei papabili al di sopra di ogni sospetto: se di ha bisogno di un delay definitivo o non effimero. sarebbe bene provarlo, prima di infilarsi nel tunnel degli acquisti compulsivi a ripetizione, cambiando modello su modello (quello da 100 euro, poi quello da 120, quindi quello da 150 ecc ecc)  per poi scoprire di aver buttato un sacco di soldi in una evitabile marcia di avvicinamento a qualcosa di convicente ed affidabile.

          Che poi la scelta cada sul Mad o su altre marche o che si tratti di chitarre e tastiere anzichè pedali, il discorso non cambia. 
           
          Ciao. camp

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